Culla, luce ronzante. Il vuoto, noi a piangere dietro.
La mia ora d'aria in fumo, senza pretese, senza ombre sopra. Sorrisi sterili circondano inutili scritti senza parole.
Esplosioni. Implosioni, visi spenti intorno.
Noi a piangere dietro. Mura di carta. Piangi la tua madonna anoressica.
Piangi. Luce, ronza ancora. Reagire. Consumare. Scuotere e finire. Quando? Ovunque.
Pagliacci si dilettano con niente, stringono tra le mani solo sabbia e seta.
Luce ronza ancora, esali l'ultimo respiro e ti nascondi dietro di te. Fragile.
Mostro ciechi lati per sorprenderti. Al centro di un campo, con lo stadio pieno. Intorno.
Leggimi, guardami, ascoltami, odiami. Torni e la parte più bella è già conclusa.
E guardo i neon dell'ospedale. E luce ronza sempre.
Fissa. Sole di marzo. Unico tra tutti quelli possibili. Immobile.
Pregare un dio ultimo. Così facile ed inutile.
E luce trema. Immobile.
Così deve essere e niente di più.
Semplice.
Inutile.