11 marzo 2008

saluti e muori.



Dice che chi non prova non saprà mai. Che solo chi cavalca la vertigine e spreme l'immobile fino allo stremo avanza e continua. Ammalati di me. Non è che tu lo chieda espressamente, ma è ciò per cui pulsa ancora e continuerà a farlo. Non importa di chi. Importa e basta. Comunque sia puoi convincermi che sia cosi semplice. Ma che anche per te ogni tanto il sipario rimanga immobile, questo di certo.


Calma, non c è fretta. Io posso aspettare. "E' il tempo che scorre lungo i bordi", lui e nessun'altro.


Quanto ti divertiva salire su quell'albero? Secondo me ancora di nascosto, nel silenzio del tuo mondo idrofilo sei ancora là sopra e strilli dalla gioia. Chissà la sera cosa fai. Se della calma di quelle notti di fine inverno abusi ancora o se preferisci il film che trasmettono alla tv. Se sei davvero così abbattuta come appari nei nostri specchi di ogni giorno o se covi le aspettative che nella tua recente storia sono state epicentro dei tuoi risvegli pomeridiani.

Durante la notte posso immaginare la tua stanza piena di fotografie con i lembi strappati, segno dell'incuranza del nastro adesivo che da piccola vi applicavi, della musica che ascolti, dei libri accatastati senza criterio ma perfettamente coscienti del loro destino. E poi riviste, lettere, calze e birre vuote. Dalla tua finestra vedi le due torri e ti senti grande. Ti senti perfettamente donna.

E io solo un martire. Eternamente grato.